Trust

TAVOLA ROTONDA:

AVERE FIDUCIA

interventi a cura di:

ESTER COIS
Ricercatrice di sociologia. Università degli studi di Cagliari

La polisemia del termine “fiducia” ne ha fatto un oggetto cognitivo di grande fascino lungo l’evoluzione del pensiero sociologico. Tra le innumerevoli declinazioni di senso che vi sono state attribuite, tre mi appaiono particolarmente pregnanti, e si collocano ciascuna a una diversa scala di osservazione dei fenomeni sociali.
Ponendo il focus sull’individuo, sul soggetto singolo, sul cosiddetto “attore sociale”, imperfetto e in costante divenire come mai l’homo oeconomicus potrebbe essere, il concetto di fiducia rimanda immediatamente ai processi di formazione dell’identità personale, dell’autostima, della costruzione di aspettative sufficientemente solide da essere poste come fondamenta per la definizione del proprio futuro, o addirittura del proprio destino.
L’espressione “avere fiducia in se stessi”, spesso utilizzata come mantra anche nei testi divulgativi di auto-aiuto, non è che l’epitome di questa nuova versione dell’homo faber di umanistica memoria o, più recentemente, del “self made man”.
Ampliando la prospettiva analitica alla relazione sociale, diadica o più estesa, uno dei contenuti più ricorsivamente associati al termine “fiducia” è quello del “fare affidamento sull’interlocutore”, ossia dell’assumere, con ragionevole certezza – ma con il margine emotivo che separa la ragionevolezza dalla razionalità assoluta – che il comportamento dell’altro nella peggiore delle ipotesi non ci arrecherà un danno, nella migliore ci garantirà dei benefici.
La cifra delle interazioni universalmente rubricate come amicizia, amore, rispetto, stima, nelle quali risultano praticamente inestricabili le dinamiche affettive ed emozionali dalla condivisione di etiche d’azione, si alimenta inevitabilmente di fiducia. Un ingrediente senza il quale persino le ben più aride transazioni economiche tra soggetti amplificano esponenzialmente i propri costi.
Infine, estendendo lo sguardo ad una visione strutturale, una panoramica generale che abbracci l’insieme dei macro-fenomeni sociali propri della contemporaneità, la questione della “fiducia istituzionale”, o – meglio – del grande vuoto che sembra essersi generato nel rapporto tra cittadini e Pubblico, appare dominante. Il criterio cardine delle democrazie moderne, quello della rappresentatività, si fonda proprio sul meccanismo del passaggio di consegne dal singolo agli organismi eletti, posti all’origine dello stesso contratto sociale. Eppure, lo scivolamento regressivo dalla rappresentatività, alla delega assoluta, alla deresponsabilizzazione, ci rivela una delle zone più oscure ricomprese nell’eterogeneo alveo semantico della fiducia, laddove lo scollamento tra bisogni espressi bottom-up e capacità di darvi corso secondo modalità redistributive top-down troppo spesso porta a un deterioramento o alla rottura del patto sociale tra privato e pubblico, difficilmente ricomponibile. Perché non v’è davvero bene comune più fragile della fiducia.

VINICIO BUSACCHI
Ricercatore di Filosofia Teoretica. Università degli studi di Cagliari

In un certo senso, il tema della fiducia prescinde dal carattere di un certo tempo, di un popolo, di una data comunità. Riguarda, in maniera più profonda anzitutto la condizione stessa dell’essere umano in quanto tale (e del vivente, anche, più in generale). La ‘costante’ è questa dialettica perpetua di sfiducia/fiducia, di chiusura/apertura, di odio/amore, di emancipazione/regressione (che è direttamente legata alla paradossalità umana (e vitale): debole e potente, bestiale e divina, distruttrice e creatrice di valore); la ‘variabile’ è la forma che tale dialettica assume in una certa epoca.

La nostra società – complessa, incredibilmente evoluta (se si pensa ad appena una manciata di secoli fa…), una società del diritto (certo, di un diritto troppo spesso solo ‘enunciato’…) –, questa nostra società offre spazi ancora percorribili e riabitabili da coloro che – nonostante la crisi, al di là della crisi – ricercano ancora, per sé e per gli altri, una realizzazione secondo dignità. Ciò che colpisce oggi è la cecità di fronte alle grandissime risorse di senso, di valore e di capacità di cui disponiamo come persone e come comunità, ed il fatto che si tenda ad inquadrare tutto intellettualmente senza tener conto di quell’orientamento di saggezza comune e delle risorse ancora vive e vibranti che possiamo ritrovare nel quartiere, nelle nostre famiglie, in noi stessi se solo… se solo smettessimo di assere così unilateralmente critici e mentali e così auto-psico-socio-analitici…Riconoscersi forti e capaci, riconoscere il positivo ed il valore non è alla moda… epperò, oggi stesso (ecco lo straordinario dell’umano!) possiamo dare un taglio netto, e cambiare. Il passaggio è morale. Non psicologico, non analitico. Morale! Precedente a qualunque discorso psicologico, filosofico e sociale è, infatti, il discorso spirituale. Accettare ogni sfida per progredire, emanciparci, per aprirci ed evolverci, per migliorare la condizione di vita nostra e del nostro pianeta. La crisi dà a pensare… a quanto fragile, instabile e incerta è la condizione umana. Tante, però, sono le testimonianze (di persone vissute e ancora viventi) e numerosissime le eredità spirituali e storiche che dimostrano quanto grande e capace e potente è l’uomo. Dunque tutto è ricondotto al nodo essenziale del ‘dilemma del bivio’: cosa scegli tu? Cosa fai tu di fronte alla sfiducia dell’altro? Come rispondi e risponderai tu alla crisi? Come raccoglierai la sfida della vita? Con chi e per chi vivrai?

FABIO MARCEDDU
Attore e fondatore della compagnia Teatro dallarmadio

Parlare di fiducia, Trust, e’ un po’ come parlare dell’evoluzione dell’uomo.

L’uomo fa il salto, quando si fida e si affida.

Nell’errore e’ insita l’evoluzione.

Se non ci fossimo fidati , probabilmente saremo ancora “raccoglitori” paleolitici, e mangeremo soltanto quel che la natura ci offre.

Ma ci siamo fidati e sfidati, e accettando al sfida e’ iniziata la nostra evoluzione involuzione.

Trust in inglese vuol dire fiducia, (anche se poi) ha molti altri significati. (v allegato 1).

Al di là del significato prettamente antropologico, ognuno ha nel suo vissuto un proprio concetto di fiducia:

Io sono stato educato al concetto::

FILLU MIU NO DI FIRIS DE NISCIUNUSU

Fidarsi e’ bene non fidarsi e’ meglio

Se mi fossi allineato a queste indicazioni materne e paterne, probabilmente oggi sarei ragioniere in banca, a fare un lavoro, che ha bisogno di fiducia da parte del cliente, ma che alla luce di quanto e’ accaduto in questi ultimi due secoli, dal crollo del 1929 ai derivati degli ultimi anni, non e’ mai stata o non e’ sinonimo di fiducia.

Forse e’ sinonimo di fede, la banca come le economie hanno bisogno di Fede, che ha la stessa radici etimologica della fiducia.

E a proposito di fede, esistono anche altre aree elette dove la fiducia, e’ incondizionata, aree di fiducia giuste, mentre altre aree sono vivamente sconsigliate.

La fiducia massima dei miei genitori, era nella massima Istituzione religiosa: IL PROTO GRANDE FRATELLO ORWELLIANO DI TUTTI I TEMPI: LA CHIESA.

Per mia madre la casa del signore, era il luogo dove potersi affidare:

Non immaginava, che le cose “subodorate nel concetto di “No ti firis de nisciunusu”

Trovavano nella casa del Signore ampia sperimentazione:

E quali erano le paure da cui fuggire, di cui non fidarsi:

Per le donne, non fidarsi degli uomini, che insidiavano la loro, “Verginità”, almeno quella “vaginale”, bisognava proteggerla fino al matrimonio.

Per gli uomini, o diventare delinquenti o diventare gay.

Mellus mortu…

TRUST

Voglio fidarmi

Di me

Di te

Del futuro

Voglio non avere paura

Voglio giorni leggeri e sonni pesanti

Voglio piedi saldi per stare

E veloci per andare

Voglio esser sempre soddisfatta

Voglio certezze

non rimpianti

guardare sempre avanti

voglio imparare a esser felice

vedere la bellezza ovunque

Voglio superare traguardi

Voglio credere che va bene

Voglio stare bene

Voglio l’erba voglio

Che cresce nel giardino del re

Voglio un giardino

voglio cosa manca oggi

voglio un oggi senza mancanze

voglio trovare tutte le soluzioni

a ciò che manca

Voglio avere il coraggio

di trasformare ciò che sembra immobile

di addolcire la rabbia

di abitare i sogni

voglio sognare i giorni

riempirli di cose

di parole

voglio perdonare e dimenticare

voglio ricordare ciò che serve

tenere la memoria giusta

voglio essere giusta

voglio concedermi di esser come sono

voglio avere il coraggio

di stare

di andare

di parlare

di tacere

di guardare

di cambiare

di ritornare

di vedere che tutto è diverso anche se sembra uguale

voglio avere il coraggio di osare.

Vedi nel sito: TRUST