Attraverso il corpo

INTRODUZIONE

al progetto

ATTRAVERSO IL CORPO

RICERCA E SPETTACOLO

sul corpo contemporaneo

Il tema che ispira il progetto è IL CORPO, più specificamente il corpo femminile con le sue molteplici manifestazioni e rappresentazioni nella società, nei media, nella politica e nell’arte. Attraverso la prospettiva della danza e del teatro, dell’analisi antropologica e sociologica, con l’esperienza della pratica politica e infine con il documentario IL CORPO DELLE DONNE, si intende ragionare su una questione ancora centrale nel dibattito pubblico contemporaneo in Italia e nel mondo: il ruolo del corpo nell’elaborazione e nell’affermazione dell’identità femminile pubblica e privata.

Chi propone il tema lo affronta dalla prospettiva dell’arte, nello specifico da quella della danza che è il linguaggio del corpo per eccellenza. Il corpo della danza contemporanea è un corpo che raccoglie simboli e incorpora metafore, che incamera le trasformazioni sociali e culturali in atto in un contesto e le esprime in una dimensione performativa e poetica. La danza contemporanea di ricerca che si realizza nella creazione coreografica si occupa del mondo di oggi, ne accoglie i segnali, i richiami, le urla per poi trasformarle e rielabolarle spesso in una denuncia che ancora cerca una catarsi e un cambiamento con un’atto creativo.

La danza è l’arte che celebra l’unità di corpo e mente, è espressione profonda del sé nel mondo, esprime l’indissolubile unione di spirito e carne, e in quanto tale è profondamente sovversiva perché mette in contatto con se stessi in modo inequivocabile e sviluppa la percezione del potere del corpo e del movimento.

A partire da questa idea di unità di corpo e mente, espressione della persona nella sua integrità, si intende sviluppare la riflessione su come si è affermato in modo ormai dominante nella società contemporanea italiana, un modello femminile basato sulla rappresentatività, improntato sull’apparenza fisica e sulla proposta di una donna che prima di tutto si propone per il suo corpo. E’ sempre più frequente assistere nei dibattiti televisivi alla rivendicazione da parte delle donne stesse dell’uso del proprio corpo come un mezzo per il raggiungimento di un fine, la via più breve per ottenere un lavoro un’avanzamento di carriera. Ed è davanti a queste affermazioni che assistiamo ad un processo di separazione fra corpo e anima, in cui la domanda principale è: cosa è accaduto perché tante donne con tanta disinvoltura sentano il proprio corpo come un abito da indossare o riparare grazie alla chirurgia estetica e poi togliere per tornare ad essere le vere se stesse?

In questa logica ci è necessario riflettere su come il corpo femminile viene proposto nella società contemporanea, ci è necessario ricordare che un corpo di donna è bello perché appartiene ad una persona viva, anche se non è magra, anche se ha superato i quarant’anni e che la bellezza è qualcosa di più articolato che un corpo scolpito e senza rughe, qualcosa che ha che fare non solo con l’involucro, ma che riguarda l’intero.

La danza all’interno di queste considerazioni sull’alienazione del corpo diventa quindi una delle strade possibili per attuare una riconnessione possibile fra corpo e spirito.

La coreografia può rappresentare un passaggio per una rielaborazione critica della scrittura del corpo, in quanto basata su un’eterogeneità di possibilità di movimento non lineari inserite in una pratica significante, discorsiva.

CARLA ONNI

Sintesi intervento di Gabriella Da Re

Giovani, magre, belle, ‘emancipate’ contro mutilate, velate, oppresse: ‘scontro di civiltà’ o patriarcati trasversali?

La questione del corpo delle donne è oggi al centro dello scenario politico  nazionale e internazionale.  L’Occidente si sente autorizzato ad assumere il ruolo di liberatore delle donne oppresse dei paesi non occidentali in una logica da ‘scontro di civiltà’. Di contro ai corpi velati delle ‘altre’, spesso divenute simboli di progetti politici nazionalisti contemporanei, i corpi svelati delle giovani donne occidentali, e segnatamente italiane, magre, belle, spesso rifatte dalla chirurgia plastica e dalla consumistica cura del corpo, non segnalano un compiuto percorso di emancipazione. Al contrario, sono il risultato di una drammatica rimozione collettiva  del tema della libertà femminile, delle esigenze del mercato e di una stagione politica che ha mercificato il corpo femminile.

Sintesi intervento di Rita Corda

La Politica e Le Politiche di Genere

“Le donne presenti in televisione ridotte a oggetto sessuale , nude,  silenziose o mute, inserite fuori contesto”…assistiamo ad una rappresentazione grottesca, umiliante, volgare che cancella l’identità delle donne con un uso manipolatorio del corpo ai fini commerciali; in linea con l’immagine imperante che vede le donne assurgere agli onori della prima pagina dei media se sono compiacenti verso i potenti e asservite al modello mercificativo che gioca sull’apparenza come primo requisito per affermarsi.  Ma come siamo arrivati a rendere contabile e negoziabile qualsiasi prestazione del corpo femminile?  , un sorriso, una presenza , (ragazze immagine, escort, veline ) quale cambiamento culturale ha reso il corpo per queste ragazze simili ad una macchina, e alienato come una macchina?

I modelli che vengono proposti alle nostre ragazze oggi sono  le eroine dei fumetti che le invitano ad essere belle , le riviste propongono test sentimentali e consigli su come truccarsi. Nei loro libri scolastici le mamme continuano ad accudire la casa per padri, fratelli ; la pubblicità le dipinge piccole cuoche, la moda le vuole in minigonna e tanga. Ancora oggi  nonostante i passi fatti sul versante dei diritti e dell’uguaglianza, le donne fin dall’ infanzia vengono indotte a consegnarsi a una docilità oggi travestita da rampantismo, ad una certezza di subordine.

Che fare? le istituzioni, la politica, la scuola, la famiglia responsabili dei nostri ragazzi e delle nostre ragazze  sono chiamate a collaborare per  mettere in campo processi educativi ,offrire informazione  strumenti di conoscenza, per misurarsi con i pregiudizi culturali e sociali, per stimolare la riflessione sulla differenza come rispetto e valorizzazione delle identità di genere…e altro ancora.

Sintesi interevento di Ester Cois

Lo sguardo delle donne tra il Materiale e l’Immaginario.

Parlare del corpo delle donne significa anzitutto parlare del modo in cui, per metonimia, esso viene simbolicamente utilizzato per rappresentare precisi modelli di genere, in termini di costruzione sociale, relazioni tra maschile e femminile, destini biografici attesi per le donne, ma anche per e dagli uomini. Il modo in cui l’immagine delle donne viene definita dai media interroga anzitutto lo sguardo, elemento contemporaneamente fisico, riflessivo e cognitivo, che funge da mediatore tra il materiale e l’immaginario, come una proiezione del corpo verso l’esterno, atta a filtrare le immagini e gli stimoli e a farli propri, come interlocutore e motore tra comunicazione e rappresentazione. E tuttavia, lo sguardo degli uomini e delle donne alla realtà, molto spesso dato per omogeneo, è in realtà più propriamente “costruito” come tale.

L’assunto del mio intervento, dal titolo “Lo sguardo delle donne italiane, tra il materiale e l’immaginario”, è che, come per altre espressioni del corpo e dell’identità femminile che tendono ad essere sempre definite in termini funzionali di pertinenza o appartenenza altrui, anche per lo sguardo si continui a declinare un processo di espropriazione delle donne, soprattutto quando sono chiamate a guardare a se stesse, e al modo in cui vengono rappresentate mediaticamente. Uno sguardo femminile che è indirizzato ad una rappresentazione di sé, come donna, che non solo non è rappresentativa della realtà, in quanto non è verosimigliante, ma è piuttosto una sintesi di un desiderio e di un’aspettativa sociale, e neppure della propria, ma del desiderio e dell’aspettativa maschile.

A sostegno di questo assunto propongo 3 modelli esemplari, assunti come tipi ideali di rappresentazione femminile mediatica, consecutivi ma anche via via compresenti nell’Italia degli ultimi decenni: il modello della casalinga perfetta dagli anni ’50 agli anni ’70; il modello della donna in carriera degli anni ’80; il modello della donna immagine, dagli anni ’90 agli albori del Terzo Millennio. Svelare questi meccanismi aiuta a scoprire come il corpo femminile incarni costantemente il codice di lettura della struttura sociale, dell’ordine delle cose, dell’allocazione dei ruoli, della priorità degli ambiti di realizzazione, generando criteri di inclusione ed esclusione, canoni di perfettibilità, strategie di riproduzione dello status quo.

Vedi nel sito: Attraverso il corpo

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